Fondazione Rehobot

Chi siamo

La Fondazione Rehobot svolge attività finalizzate ad aiutare chi si trova in situazioni di precarietà e stato di bisogno.

La Fondazione Rehobot svolge attività finalizzate ad aiutare chi si trova in situazioni di precarietà e stato di bisogno.

Far recuperare a ogni persona, vittima di dissidi bellici, calamità naturali, sfruttata o emarginata, il senso della propria identità e la consapevolezza di essere tassello prezioso e importante della comunità umana è un compito arduo, ma anche molto nobile che la Fondazione affida ad ogni donatore che si sente provocato da queste realtà.

Aderire e collaborare con la Fondazione donando, secondo le proprie possibilità, un contributo economico, è una sfida alla rassegnazione e all’assistenzialismo, tentazione sempre in agguato in chi vive in condizioni precarie.

Il pozzo Rehobot, da cui prende il nome la Fondazione, viene ricordato nell'Antico Testamento (Genesi 26,22) come il luogo dove tutti possono prosperare senza più contese e inimicizie, dove tutti possono guardare al futuro con fiducia, dove a ciascuno è dato ciò che gli è dovuto.

Storia

La Fondazione Rehobot è nata per sostenere e accompagnare le persone vittime del conflitto bellico del 1991-95 nel Sud-est Europa.

La Fondazione Rehobot nasce a Zagabria nell’anno 2004 ed è riconosciuta e iscritta al n°1 pag. 171 del Registro delle Fondazioni n°86 della Repubblica della Croazia.
Avvalorata da anni di esperienze e attività nei Paesi del Sud-est Europa (Bosnia-Erzegovina, Croazia, Kosovo, Macedonia, Serbia, Bulgaria), la Fondazione Rehobot, con vari progetti innovativi, risponde alle nuove problematiche della popolazione ancora in stato di bisogno, si impegna a reinserire nell’attuale tessuto socio-lavorativo i giovani, a restituire alla persona quella dignità che l’assistenzialismo distrugge e allo stesso tempo contribuisce allo sviluppo culturale e sociale di questi Paesi.

Rehobot è il nome di un pozzo dell’Antico Testamento scavato da Isac figlio di Abramo.

“…Allora si mosse di là e scavò un altro pozzo, per il quale non litigarono; allora egli lo chiamò Rehobot, e disse: 'Ora il SIGNORE ci ha dato spazio libero perchè noi prosperiamo nel paese." 

Genesi 26:22

Storia

Voluta anche come strumento di incontro e di dialogo essa presta attenzione ai problemi più concreti della convivenza pacifica delle diverse etnie che popolano questo territorio.
È una piccola “agorà” che con le sue attività e progetti offre un contributo fattivo al dialogo e alla ricerca del bene comune.
Ogni progetto nasce dallo studio della realtà territoriale e trova base e fondamento nel fabbisogno della popolazione.
I beneficiari sono soggetti attivi e partecipano al raggiungimento degli obiettivi. Scritti, foto, documenti e altro, danno trasparenza e veridicità ai singoli progetti.
La Fondazione Rehobot svolge la sua attività senza alcun profitto o lucro e con lo sguardo diretto alla persona e alle sue necessità.

Visione e missione

"La Fondazione Rehobot ha lo scopo di promuovere, sviluppare e coordinare le iniziative e le attività sociali, culturali e religiose dirette a realizzare il benessere, l’istruzione e l’educazione della persona in armonia con i principi morali."

  • Sostiene le famiglie in condizioni di disagio sociale, economico e psico-fisico con le Adozioni a distanza.
  • Mette a disposizione di giovani meritevoli concrete opportunità di crescita e di lavoro.
  • Promuove progetti a favore dei diritti e della dignità della persona (donne, bambini, anziani, ecc.…).
  • Organizza seminari per la formazione e la crescita cristiana e morale della famiglia.
  • Interviene in situazioni di emergenza, come in caso di calamità naturali o di conflitti, offrendo aiuti materiali e morali.
  • Collabora con altre istituzioni di analoga natura e con enti pubblici e privati, nazionali e internazionali.

Lettera del Presidente

«CIVILTÀ DELL’AMORE»

Gli avvenimenti bellici della guerra 1991-95 nella ex Jugoslavia e la collaborazione con la Caritas italiana a Zagabria hanno segnato per sempre la mia vita. Dalla cattedra alla strada, da insegnante ad alunna.

Responsabile del settore croato della Caritas italiana ho incontrato e visitato persone e luoghi distrutti dalla guerra e lì ho imparato ad ascoltare il pianto e le preghiere, a leggere nei volti le paure, il dolore, la rassegnazione e la disperazione. Ho imparato a conoscere e ad amare, a rispettare e a tacere. Giorno dopo giorno ho imparato come pormi di fronte a queste realtà, come parlare con e a chi vede la porta della speranza chiusa, con e a chi sente di non riuscire a perdonare, con e a chi teme il confronto e la convivenza.

Lungo tutto questo percorso ho avuto dei bravi maestri della Carità e amici che come me volevano imparare ed essere una presenza e una risposta.

L’aiuto e il supporto immediato, la distribuzione di generi di prima necessità, l’assistenza sanitaria e medica, i progetti di ricostruzione, scolastici e altro sono stati sempre mediati da una presenza amichevole e da un processo di accompagnamento al recupero della dignità, del rispetto, della libertà interiore, di ogni persona piagata e umiliata.

Queste due realtà, risposta e presenza, si integrano nel contesto dei progetti che la Fondazione Rehobot, erede dell’attività svolta dalla Caritas italiana, continua a realizzare in questi Paesi del sud-est Europa.

La mano è ancora sull’aratro per rilanciare forme nuove di servizio e per continuare a essere una presenza attiva e solidale.

Ringrazio i benefattori, i collaboratori e i volontari che aiutano la Fondazione Rehobot a svolgere questa missione di fraternità per una «CIVILTÀ DELL’AMORE» (Paolo VI, 17 maggio 1970, festa della Pentecoste).


Antonietta Maria Petrosino
Il Presidente della Fondazione Rehobot

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